DOMENICA DELLE PALME
DELLA PASSIONE DEL SIGNORE
2022



Come è noto, la domenica odierna è chiamata contemporaneamente “Domenica delle Palme” e “Domenica della Passione del Signore”. In tal modo vengono uniti in un unico grande affresco l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme, quando viene accolto dalla folla al grido di acclamazione: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore», e la sua condanna a morte, caldeggiata dalla stessa folla che precedentemente lo aveva osannato e che ora, invece, grida al procuratore romano Pilato: «Crocifiggilo!».
Questo cambio di registro pressoché repentino – e che, sulle prime, ci appare incomprensibile – rivela in realtà la vera natura della regalità di Gesù. Quest’ultima, infatti, non si manifesta nell’ingresso trionfale, ma nella sua passione e morte.
È proprio in questa direzione che procede la Liturgia della Parola di oggi, offrendoci spunti di riflessione che ci immettono nella prospettiva salvifica della passione e morte di Gesù.
La prima lettura, tratta dal profeta Isaia (50,4-7), ci ha presentato la misteriosa figura del “Servo del Signore”, che la tradizione cristiana ha riletto intravvedendovi – come in un abbozzo – il profilo di Gesù. Sia questo misterioso “Servo del Signore” sia Gesù sono, infatti, inviati da Dio ad annunciare una parola di salvezza agli sfiduciati, ed entrambi sono sottoposti a percosse, a oltraggi e a disprezzo. Il tratto caratteristico che li accomuna è dunque la sofferenza, una sofferenza, però, che acquista qui una valenza nuova, in quanto non è più solamente segno di derelizione, ma diventa veicolo di elezione.
La seconda lettura (cf. Fil 2,6-11) riprende e mette in risalto questo spostamento di accento da una prospettiva divina: il Figlio di Dio, Gesù, si è svuotato delle sue prerogative divine per calarsi nella nostra umanità e salvarci con la sua morte di croce prendendo su di sé anche la parte peggiore di noi stessi. È proprio attraverso la sua passione e morte redentrici che Dio lo ha esaltato dandogli la regalità su tutto l’universo.
I tratti di questa regalità – che non rassomiglia per nulla a quello che i potenti di turno esercitano sulla terra – sono rinvenibili anche nel racconto della Passione di Gesù, che oggi abbiamo ascoltato nella versione dell’evangelista Luca. Sono tratti che anche i credenti in Cristo sono chiamati a far propri. Prendiamone due: il perdono e l’abbandono fiducioso alla Provvidenza del Padre.

Il perdono
Ci sconcerta il modo con cui Gesù reagisce di fronte ai suoi crocifissori; non con rabbia e disprezzo, ma con le parole e l’esempio del perdono: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). Solo una sovrabbondanza di amore – misteriosa e di stampo divino, in grado di infrangere ogni logica umana – poteva essere capace di tanto!
In questa medesima prospettiva si inserisce anche il perdono che Gesù accorda a uno dei malfattori che erano stati crocifissi insieme con lui, quello che si era pentito e che – riconosciuta l’innocenza di Gesù – gli aveva espressamente chiesto: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». La risposta di Gesù non si fece attendere: «In verità io ti dico: oggi sarai con me nel paradiso» (Lc 23,42.43).
Di questo perdono del Signore – espressione della sovrabbondanza di amore che scaturisce dal suo cuore – siamo tutti destinatari, poiché ne siamo tutti bisognosi, e tuttavia lo sperimentare di essere oggetto della misericordia del Signore che ci rinnova continuamente con la sua grazia, deve spingerci ad essere anche noi uomini e donne che sanno perdonare. Nella capacità di perdonare si esprime, infatti, in massimo grado la nostra volontà di mettere in pratica il comandamento dell’amore consegnatoci da Gesù.

La preghiera e la fiducia nel Padre
Un altro tratto caratteristico di Gesù, che l’evangelista Luca sottolinea, e che non viene meno neppure nel momento supremo della croce, è il suo abbandono fiducioso nelle mani del Padre, abbandono che Gesù esprime con le parole del Salmo 30/31: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46). Gesù è vissuto tutto proteso verso il Padre suo e fidandosi di Lui in tutto e per tutto. Anche ora che sta morendo non cessa di proclamare la sua fiducia in Lui e nella potenza dell’Amore.
È un insegnamento e un esempio per noi che, nell’ora della prova, spinti dall’impazienza e dalla paura, potremmo essere tentati di percorrere strade diverse dall’amore stesso. Gesù ci invita ad entrare nell’intensità di questo abbraccio paterno che la Provvidenza di Dio non ci rifiuta mai, anche nei frangenti più difficili o oscuri della nostra esistenza. E ci invita ad entrare soprattutto con la forza luminosa della preghiera, umile, sincera e fiduciosa. E così sia.

Mostra di Arte Contemporanea
30 aprile - 10 luglio 2022

mostra 2022